
Mente, Reato e Imputabilità. Il Disturbo Schizoide davanti ai reati di massima gravità.
Quando la cronaca giudiziaria ci pone davanti a fatti di estrema gravità, come il caso di un soggetto che si lancia deliberatamente con l’auto ad alta velocità contro una folla, configurando l’ipotesi di tentata strage dolosa, 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘱𝘪𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢 è 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢: 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘭𝘰 𝘩𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰? 𝘌𝘳𝘢 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘶𝘤𝘪𝘥𝘰 𝘰 𝘩𝘢 𝘢𝘨𝘪𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘷𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘩𝘪𝘤𝘢?
Nel diritto penale, questa domanda si traduce in un concetto centrale: l’imputabilità (art. 85 c.p.), ossia la capacità di intendere e di volere al momento del fatto.
Oggi, nella rubrica One Minute Talk (OMT), analizziamo uno dei temi più complessi della criminologia, della psicologia forense e della difesa penale moderna: l’impatto del Disturbo Schizoide della Personalità nei reati dolosi di massima gravità.
𝗢𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲𝗼𝘁𝗶𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲”
Per decenni il diritto penale ha riconosciuto il vizio totale o parziale di mente (artt. 88 e 89 c.p.) quasi esclusivamente in presenza di psicosi classiche o patologie neurologiche evidenti. La svolta giurisprudenziale è arrivata con la storica sentenza delle Sezioni Unite n. 9163/2005 (Sentenza Raso), che ha stabilito come anche i disturbi della personalità possano escludere o diminuire l’imputabilità, purché abbiano gravità, intensità e rilevanza tali da incidere concretamente sulla capacità del soggetto di comprendere il disvalore del fatto e di autodeterminarsi.
𝗜𝗹 𝗗𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗼 𝗦𝗰𝗵𝗶𝘇𝗼𝗶𝗱𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲
Il Disturbo Schizoide della Personalità non coincide con la schizofrenia e non rientra nelle psicosi classiche, ma rappresenta una profonda alterazione della struttura della personalità. Il soggetto schizoide presenta frequentemente:
• Grave distacco dalle relazioni sociali.
• Chiusura nel proprio mondo interiore.
• Appiattimento affettivo e apparente indifferenza verso giudizi, critiche o approvazioni.
Se questa cornice clinica viene analizzata all’interno di un reato ad elevato impatto distruttivo, come una tentata strage realizzata utilizzando un’automobile come arma impropria, la valutazione psicologico-forense diventa estremamente delicata. Il dolo, ossia la volontà di compiere l’atto e provocare l’evento, può apparire evidente, ma l’indagine criminologica e psichiatrico-forense deve approfondire ulteriormente il funzionamento mentale del soggetto.
𝗜𝗹 𝗻𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲𝘇𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼
In psicologia forense e criminologia, una diagnosi clinica di disturbo schizoide non costituisce automaticamente una causa di non imputabilità. La difesa penale deve dimostrare il nesso eziologico diretto tra il disturbo della personalità e l’azione criminosa.
𝗡𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼, 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗲𝗻𝘀𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶:
1. L’azione è stata il risultato di una scelta lucida e razionale oppure il prodotto di una grave alterazione della capacità di interpretare la realtà sociale e le conseguenze delle proprie azioni?
2. Il disturbo della personalità ha alterato la percezione del pericolo o compromesso i freni inibitori nel momento dell’azione?
Non si parla di semplice eccentricità caratteriale, ma della possibile presenza di una disorganizzazione della personalità capace di compromettere il funzionamento globale della mente.
𝗟𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮
In casi di questa complessità, il penalista deve operare in stretta sinergia con psicologia forense, psichiatria e neuroscienze. Attraverso test psicodiagnostici, colloqui clinico-forensi e l’analisi della criminogenesi e della criminodinamica, il consulente tecnico traduce il linguaggio clinico in categorie giuridiche comprensibili per il giudice.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶
Accertare l’imputabilità in presenza di disturbi della personalità non significa cercare una giustificazione al reato, ma garantire l’applicazione di un principio fondamentale del diritto penale: la pena deve essere proporzionata alla reale colpevolezza del soggetto.
Quando viene meno la capacità di intendere e di volere, il sistema deve valutare non soltanto la sanzione penale, ma anche l’applicazione di misure di sicurezza orientate alla cura, alla prevenzione e alla gestione della pericolosità sociale.
La mente umana presenta dinamiche estremamente complesse. Nei reati di maggiore allarme sociale, il compito del diritto penale e della criminologia forense è analizzare i fatti con rigore scientifico, evitando semplificazioni emotive o mediatiche.
Qual è la vostra opinione sul rapporto tra disturbi della personalità, imputabilità e responsabilità penale nei reati di forte impatto sociale?
Giuseppe Meconi
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