
Amore, Ossessione e Reato. Lo Stalking tra Diritto Penale, Psicologia Forense e Legal Coaching
La fine di un legame affettivo rappresenta una delle fasi di transizione più delicate della vita adulta. Richiede la capacità di rielaborare la propria identità, tollerare la solitudine e accettare la volontà dell’altro di prendere una strada diversa.
Tuttavia, quando l’incapacità di gestire il rifiuto incontra una rigidità emotiva o narcisistica, la sofferenza fisiologica può trasformarsi in una dinamica disfunzionale e, infine, strutturarsi in una condotta penalmente rilevante.
Il reato di 𝗔𝘁𝘁𝗶 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗲𝗰𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶 (𝘀𝘁𝗮𝗹𝗸𝗶𝗻𝗴), 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁. 𝟲𝟭𝟮-𝗯𝗶𝘀 𝗰.𝗽., è l’emblema di come una dinamica relazionale malata possa trasformarsi in una forma pervasiva di violenza psicologica.
In questa uscita di 𝗢𝗻𝗲 𝗠𝗶𝗻𝘂𝘁𝗲 𝗧𝗮𝗹𝗸 (𝗢𝗠𝗧) analizziamo il fenomeno intrecciando la norma penale, l’indagine psicologico-forense e l’approccio del Legal Coaching.
𝟭. 𝗟𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗻𝗮𝗹𝗲: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗼Il nostro ordinamento non sanziona il tentato corteggiamento né l’insistenza romantica in sé. Ciò che segna il passaggio dal piano delle relazioni interpersonali al piano del diritto penale è la 𝗿𝗲𝗶𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼𝘁𝘁𝗲 – telefonate, messaggi, appostamenti, contatti sui social network, regali non graditi – capace di cagionare 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 uno di questi tre eventi:
1. 𝗨𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮.
2. 𝗨𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗶𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗹𝘂𝗺𝗶𝘁à 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮, 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮.
3. 𝗟’𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮, come la modifica di percorsi, orari, contatti o abitudini sociali.
La norma prevede inoltre specifiche aggravanti, tra cui quelle relative a condotte commesse dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata alla vittima da una relazione affettiva.
𝟮. 𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼-𝗳𝗼𝗿𝗲𝗻𝘀𝗲: 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼In sede di valutazione psicologico-forense, la condotta dello stalker può rivelare una profonda distorsione cognitiva: la sovrapposizione tra la propria dipendenza affettiva e l’idea di “amore”.
𝗟’𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼: lo stalker non riconosce l’ex partner come soggetto autonomo dotato di autodeterminazione, ma come parte integrante della propria stabilità narcisistica. Il “No” non viene letto come una scelta altrui, ma come un’ingiustizia intollerabile.
𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲: quando lo stalker comprende di non poter riavere l’affetto, la motivazione può mutare: il fine diventa l’esercizio del potere. Provocare ansia o paura nella vittima diventa la prova tangibile di esercitare ancora un controllo diretto sulla sua esistenza.
𝟯. 𝗜𝗹 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗴: 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗺𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗮Affrontare un caso di stalking richiede una strategia che va oltre la semplice stesura di un atto giudiziario. Il 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗴 guida la persona a sviluppare la consapevolezza necessaria per uscire dalla trappola emotiva.
𝗗𝗶𝘀𝗶𝗻𝗻𝗲𝘀𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮: la vittima spesso esita a denunciare perché prova compassione, teme le conseguenze penali per l’ex partner o si attribuisce la responsabilità di non essere stata abbastanza chiara.
𝗔𝘁𝘁𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 “𝗭𝗲𝗿𝗼 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗶”: continuare a rispondere ai messaggi o accettare “ultimi chiarimenti” nel tentativo di calmare l’altra persona può produrre l’effetto opposto, alimentando la convinzione che la porta sia ancora aperta.
𝗨𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: oltre alla querela, l’ordinamento prevede strumenti di tutela preventiva come l’𝗔𝗺𝗺𝗼𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝗲, attraverso il quale il soggetto viene formalmente ammonito a tenere una condotta conforme alla legge.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲
L’amore rispetta la libertà e l’autonomia dell’altro; l’ossessione la nega.
Saper distinguere la fisiologica fatica di una separazione dalla deriva persecutoria è il primo passo per proteggere la propria incolumità e la propria salute mentale.
Il 𝗗𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗣𝗲𝗻𝗮𝗹𝗲 fissa i confini, la 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗙𝗼𝗿𝗲𝗻𝘀𝗲 aiuta a comprendere le dinamiche, il 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗴 fornisce gli strumenti per affrontare consapevolmente il percorso di tutela.
Giuseppe Meconi
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